Vivarini: “Il Catanzaro può risalire. L’addio? Con Noto avevamo idee diverse sugli obiettivi”

“Sul mio addio a Catanzaro nel corso degli anni sono state dette tante bugie e tante falsità, ricostruzioni per nulla attinenti a quello che realmente è successo”

Il ricordo di un percorso vincente, il chiarimento sulla separazione e la fiducia nelle possibilità dell’attuale squadra. Vincenzo Vivarini torna a parlare del Catanzaro in un’intervista concessa a Pianeta Serie B, soffermandosi sul rapporto con la piazza e sulle ragioni che portarono alla conclusione della sua esperienza giallorossa.

“Vederlo in fondo mi dispiace tanto, ma ha una squadra con tutte le capacità per risalire”, afferma l’ex allenatore delle Aquile. Vivarini guarda al presente del Catanzaro senza nascondere il dispiacere per la classifica, ma riconoscendo le qualità dell’organico: “Il Catanzaro ha rinnovato parecchio e ha preso dei giovani con potenzialità alte, che però si devono adattare alla Serie B e inserirsi”. La sua lettura mette quindi al centro il processo di crescita dei nuovi arrivati. Il rinnovamento richiede tempo, ma, secondo il tecnico, non mancano le risorse per cambiare il corso della stagione: «Ha una squadra con tutte le capacità per risalire».

Il chiarimento sull’addio

Uno dei passaggi principali dell’intervista riguarda la fine del rapporto con la società. Vivarini offre la propria versione, contestando alcune ricostruzioni circolate dopo la separazione: “Sul mio addio a Catanzaro nel corso degli anni sono state dette tante bugie e tante falsità, ricostruzioni per nulla attinenti a quello che realmente è successo”.

Il motivo della rottura, spiega, fu una divergenza nella programmazione: “Molto semplicemente io e il presidente Noto ci siamo incontrati per pianificare la nuova stagione e avevamo due punti di vista molto diversi riguardo agli obiettivi, pertanto non si sono create le condizioni per proseguire oltre il rapporto”.

Quanto a un possibile ritorno, Vivarini esclude che si sia presentata un’occasione concreta: “No, purtroppo non si è mai creata l’opportunità di tornare, anche perché al tempo io e la società non ci eravamo lasciati nel modo giusto”. Un chiarimento che accompagna al riconoscimento del legame con l’ambiente: “Una piazza che mi ha amato tanto e che io ho amato tanto”.

La costruzione del gruppo

Ripercorrendo il suo arrivo, l’allenatore ricorda una squadra con qualità importanti, ma ancora da avvicinare alla propria idea di calcio: “Quando arrivai mi trovai di fronte una rosa che non era orientata a giocare il calcio che intendevo io, pertanto mi sono dovuto inizialmente adattare alla situazione”.

La crescita passò anche dalle scelte di mercato e dalla sintonia con la dirigenza. “Ricordo che nel mercato di gennaio vennero comprati Iemmello, Sounas…, giocatori funzionali al progetto che ci diedero sostanza, lustro e tecnica”, racconta. “Con Pelliccioni e Magalini mi sono sempre trovato in sintonia così come con la società, che è sempre stata disponibile ad assecondare le nostre idee: lì si è creato un connubio bellissimo”.

Dopo la delusione dei primi playoff, arrivò la decisione di non disperdere il lavoro: “Facemmo il patto di rimanere tutti quanti e ripartire forte l’anno successivo”. Una scelta seguita dalla promozione e da un percorso che Vivarini considera significativo anche oltre i risultati: “Penso che a Catanzaro, in quegli anni, si sia creato un modello e uno stile che ancora adesso contraddistingue il club”.

Il viaggio verso Crotone e l’affetto dei tifosi

Tra le immagini rimaste più impresse c’è il tragitto verso lo Scida, accompagnato dall’entusiasmo dei sostenitori giallorossi: “Tutto il tragitto era ricolmo di tifosi appostati che ci caricavano e incitavano, arrivando addirittura sino alle porte di Crotone”.

Un ricordo che riassume il senso di appartenenza vissuto durante quell’esperienza: “Noi ci facemmo tutto il viaggio con la gente festante per strada che ci acclamava: è stato un qualcosa di straordinario”.

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