La vittoria contro la Carrarese, che sembrava poter segnare la svolta della stagione del Catanzaro, si è rivelata una semplice boccata d’ossigeno, esauritasi nell’arco di una sola settimana. A Genova si è consumato l’ennesimo passo falso, il quarto nelle ultime cinque trasferte e il terzo in rimonta. La sconfitta di Marassi riporta a galla le fragilità e i limiti caratteriali che accompagnano la squadra fin dall’inizio del campionato: un gruppo incapace di sfruttare gli episodi a favore e di gestire i momenti chiave della gara. Nemmeno la superiorità numerica è bastata per evitare il blackout di una compagine che sembra paralizzarsi e smarrire lucidità proprio quando la tensione sale. A completare il quadro, una manovra d’attacco che continua a stentare, faticando a trovare continuità e fluidità di gioco.
LA MANCANZA DI CATTIVERIA
In un ambiente in piena contestazione, che chiedeva a gran voce solo la vittoria, era lecito attendersi un atteggiamento diverso. Il Catanzaro sapeva bene cosa lo attendeva e avrebbe dovuto mettere maggiore pressione alla Sampdoria, gettando qualche granello di sabbia nei suoi ingranaggi. Al contrario, la squadra giallorossa si è fatta travolgere dalla fame, dalla determinazione e dal furore agonistico dei ragazzi di Corradi. Una cattiveria che ha messo in ginocchio la truppa di Gorgone: dopo un primo tempo equilibrato ma chiuso in vantaggio, i giallorossi non sono più riusciti a opporre contromisure, soffrendo a lungo l’aggressività avversaria.
MANOVRA PREVEDIBILE
Idee sfocate negli ultimi trenta metri e ritmi troppo bassi nella manovra: il possesso palla del Catanzaro crea pochi pericoli e fa di rado paura. A Genova — eccezione fatta per la rocambolesca autorete innescata da Imperiale — la luce l’hanno accesa solo le giocate di Iemmello e Pafundi, esattamente com’era accaduto con la Carrarese. Le fiammate dei singoli, però, non bastano per raccogliere punti: questo gruppo non ha ancora l’anima della squadra e deve affrettarsi a trovarla. Preoccupa la condotta di gara di Marassi delle Aquile che è stata morbida sia all’avvio di ripresa, quando la Sampdoria ha preso il controllo del match, sia dopo l’espulsione tra le fila blucerchiate quando bisognava aggredirla maggiormente. Giocare in superiorità numerica e non cambiare passo è un peccato originale: la costruzione di un’identità di gioco resta ancora lontana.
LE INGENUITÀ COSTANTI
Non si tratta di un semplice errore tecnico. Il clamoroso pasticcio del tandem Antonini-Candela nel finale di Marassi ha una radice ben precisa: questo Catanzaro soffre di un’evidente incapacità di percepire il pericolo. Lo si è visto in occasione del primo gol, con Insigne lasciato libero di presentarsi a tu per tu con Pigliacelli. Ma servire un pallone orizzontale in una fase così delicata come successo nella sfida di Genova è una leggerezza ancora più grave, così come lo è non avere la minima cognizione della posizione del compagno. Incassare una rete del genere fa male, ma a fare davvero paura è il peso specifico dell’infortunio nel momento attuale dei giallorossi: l’ennesimo boccone amaro per un gruppo già sfiduciato e in palese difficoltà. Svarioni simili, macroscopici o meno, non sono casuali ma la spia di un cortocircuito che è diventato prima di tutto mentale.
LA CONDIZIONE FISICA
Uno dei temi più caldi in casa giallorossa riguarda la precarietà della condizione fisica di diversi elementi della rosa a disposizione di Gorgone. Un limite pesante in un campionato come quello di Serie B in cui intensità e tenuta atletica fanno da sempre la differenza. Le attenuanti non mancano — a partire dal ritardo con cui sono arrivati gli ultimi colpi di mercato — ma questo non cancella la sensazione che fosse lecito attendersi qualcosa in più a questo punto della stagione. L’impressione è che l’organico del Catanzaro sia ampio soltanto dal punto di vista numerico: le rotazioni reali su cui il tecnico può davvero fare affidamento sono molte meno, come dimostrano le scelte di formazione e le sostituzioni a gara in corso, spesso reiterate a dispetto delle prove opache di alcuni interpreti. Le criticità sul tavolo sono molteplici e tutt’altro che semplici da risolvere, ma la sosta, almeno sotto questo aspetto, potrebbe rivelarsi una benedizione.
LA SOSTA COME OPPORTUNITÀ
Soltanto il tempo dirà se la maxi-sosta per le nazionali arrivi o meno nel momento opportuno per il Catanzaro. Di certo, sarebbe stato preferibile affrontarla senza il fardello di un ko che, a distanza di ore, brucia ancora per il modo doloroso in cui è maturato. Queste due settimane senza gare ufficiali saranno comunque importanti per analizzare gli errori e cercare soluzioni. Giorgio Gorgone gode della massima fiducia da parte della società: spetterà a lui individuare le criticità e porvi rimedio con i dovuti accorgimenti. Le difficoltà fanno parte del gioco e nessuna squadra ne è immune, ma la differenza sta sempre nella capacità di reagire, tirando fuori quella grinta e personalità necessarie per ripartire più forti di prima. Con un progetto ancora in fase di rodaggio, gli interrogativi fino alla ripresa non mancheranno, ma per rialzarsi sarà imprescindibile ricompattarsi.
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TONIA AMA I TRANS
Vi aspettiamo in C
Gorgone col Mantova te vai a casa Stanne certo
Si é proprio cosi,cerca ancora se stesso
Cerca cerca che ci cerca trova!!!!!🤣🤣🤣🤣🤣