Catanzaro e la sindrome da rimonta: un trend da invertire

Quattro volte in vantaggio in questo avvio di Serie B e, salvo l'unico successo ai danni della Carrarese, in nessun'altra occasione è arrivato nemmeno un punto

“Dobbiamo capire che bisogna diventare qualcos’altro in alcuni momenti delle partite per portare a casa le vittorie”. Le parole pronunciate da Giorgio Gorgone nella conferenza post-gara di Genova inquadrano con chiarezza uno dei limiti principali del Catanzaro. Una squadra fragile, soprattutto nei minuti finali e capace di incassare tre delle sue quattro sconfitte stagionali dopo essere passata in vantaggio. Un trend figlio di una costante mancanza di equilibrio, lucidità e cattiveria agonistica nei frangenti in cui servirebbe invece alzare al massimo la soglia dell’attenzione.

LE SCONFITTE IN RIMONTA

Quattro volte in vantaggio in questo avvio di Serie B e — salvo l’unico successo ottenuto ai danni della Carrarese — in nessun’altra occasione è arrivato nemmeno un punto. Numeri impietosi che chiamano in causa l’intero gruppo squadra. È successo all’esordio a Vicenza, si è ripetuto a Pisa e il copione è andato in scena di nuovo pochi giorni fa anche a Marassi contro la Sampdoria. Un difetto strutturale emerso in parte anche di Coppa Italia contro il Sudtirol, dove non sono bastati due vantaggi prima della resa ai calci di rigore dopo la parità nei 90′. Al “Romeo Menti”, in particolare, i giallorossi si erano portati avanti due volte prima di farsi riprendere e poi sorpassare nel finale. Non si tratta più di una semplice coincidenza: emerge a chiare lettere il limite caratteriale delle Aquile nei momenti chiave.

L’INCUBO DEGLI ULTIMI 15 MINUTI

I dati evidenziano un vero e proprio cortocircuito giallorosso nelle seconde frazioni di gioco, in particolare negli ultimi quindici minuti. Nessuno ha subito più reti del Catanzaro nell’ultimo quarto d’ora, e solo l’Arezzo conta più gol al passivo dopo l’intervallo. Sono ben sei i gol incassati dalle Aquile nella ripresa, di cui ben cinque dall’80’ in poi. Proprio quando la tensione sale, la truppa di Gorgone cade in svarioni e ingenuità evitabili che paga a caro prezzo. Una squadra che nelle fasi più caldi non percepisce il pericolo e si scopre vulnerabile, finendo per registrare la terza peggior difesa dell’interno campionato con 9 reti al passivo, alle spalle solo di Vicenza (10) e Arezzo (13).

UN TREND DA CAMBIARE

Una criticità preoccupante a cui porre rimedio in fretta per non compromettere ulteriormente il proprio cammino. Alla base di questa fragilità nei minuti finali convivono un deficit di carattere, una tenuta mentale ancora troppo friabile nelle fasi di sofferenza e la condizione fisica precaria di parte della rosa. Certo, il calendario non ha aiutato, imponendo quattro trasferte nelle prime cinque giornate per via dei lavori al “Ceravolo” (con l’unica gara casalinga regolarmente vinta), ma il lavoro da fare resta importante. Gorgone può sfruttare questa maxi sosta per individuare i punti deboli e applicare i giusti correttivi a un gruppo alla ricerca di se stesso. La svolta passerà inevitabilmente da una gestione più lucida e matura dei momenti clou. Là dove la pressione sale e si decidono davvero le partite.

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