Catanzaro, Gianni Improta: “Serie A? Ci credevo. E su Turati…”

L'eroe della promozione del '76: "La conferma del ds Polito mi ha fatto molto piacere perché significa che la società sta guardando oltre"

Ci sono gol che non appartengono solo al tabellino, ma alla memoria collettiva di un’intera città. Quello segnato da Gianni Improta in Reggiana-Catanzaro del 20 giugno 1976 è uno di questi: una rete che valse la Serie A e che, a distanza di cinquant’anni, continua a rappresentare uno dei momenti più iconici della storia giallorossa. Non sorprende allora che, in occasione della XI edizione del premio “Umberto Sacco”, la sua presenza abbia assunto un significato che va ben oltre la celebrazione, trasformandosi in un ponte ideale tra passato e presente.

Tra passato e presente

Per Improta, Catanzaro non è mai stata una tappa qualsiasi della carriera: “Qui ho vissuto per la bellezza di 20 anni: quattro da calciatore, altri sedici dove ho fatto un po’ di tutto, quindi qui ho lasciato parte della mia esistenza e per me è come ritornare a casa – ha detto in esclusiva a CalcioCatanzaro.it -. Sono affezionato a tutto quello che interessa il Catanzaro”. 

La leggenda giallorossa sposta il focus proprio sull’attualità, quasi a voler sottolineare quanto il presente continui a coinvolgerlo emotivamente: “La cosa che più mi dispiace sono questi maledetti play-off. Per la finale contro il Monza ero molto ottimista nonostante il 2-0 dell’andata. Ho mandato anche dei messaggi al presidente e al direttore sportivo: io ci credevo”.

Il lavoro della società

Grande lucidità anche nell’analizzare il percorso recente del club: “Una lettura positiva sotto tutti i punti di vista. La società è solida, non fa follie e fa bene perché quando si incominciano a fare i passi più lunghi della gamba poi si precipita”. La sostenibilità come condizione necessaria per costruire risultati duraturi. E in questo quadro si inserisce anche la valorizzazione dei giovani, elemento che Improta indica come uno dei segnali più incoraggianti: “L’abbiamo visto già quest’anno. C’è un certo Liberali che ha fatto capire dove bisogna puntare, così come Favasuli. Tutto questo grazie alle due componenti, sia quella societaria che quella dell’area tecnica con in testa Ciro Polito che è un professionista competente. La sua conferma mi ha fatto molto piacere perché significa che la società sta guardando oltre quello che è successo un mese fa”. 

Il cambio in panchina

Anche il cambio in panchina rientra in questa logica di continuità ragionata. L’arrivo di Marco Turati al posto di Aquilani viene letto con equilibrio: “È un passaggio delicato, però bisogna credere nei giovani. Se Ciro Polito l’ha scelto vuol dire che crede in quello che può dare”. 

Redazione

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2 Commenti
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Angelo
2 mesi fa

I calciatori fanno l ‘ allenatore ricordatevi,quest anno ci vogliono 5/6 calciatori di spessore la serie b è piu’ difficile

Francesco
2 mesi fa

Per me Turati va bene e lui vedrete rispetterà il contratto biennale perché ci porterà in Serie A.

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