La maxi sosta doveva rappresentare un nuovo punto di partenza per mettersi alle spalle un inizio di stagione da incubo. Le risposte attese, però, non sono arrivate e i feedback del campo dopo la prima partita al rientro sono stati persino peggiori rispetto al pre-sosta. Tutti i limiti del Catanzaro sono emerse in maniera evidente contro un Mantova lanciatissimo, che tuttavia non si aspettava di avere vita così facile. I fischi del “Ceravolo” al triplice fischio raccontano bene il momento: la quinta sconfitta in campionato, a fronte di un solo successo stagionale, aggrava una crisi profonda dalla quale occorre uscire il prima possibile per non compromettere ulteriormente la stagione.
TOCCARE IL FONDO PER RISALIRE
Dopo aver toccato il fondo, l’unica strada possibile è la risalita. Negli ultimi quattro anni di Serie B non si era mai vista una sconfitta del Catanzaro così pesante nella sostanza prima ancora che nel risultato — che avrebbe potuto assumere contorni ben più ampi senza un pizzico di superficialità e leziosismo avversario. Non c’è stata partita: è stato un pomeriggio da incubo in cui le Aquile hanno evidenziato una netta fragilità difensiva, una tenuta mentale deficitaria, mancanza di identità e una condizione fisica ancora precaria in diversi uomini. Gli elementi d’allarme sono diversi e le attenuanti ormai finite. Le responsabilità vanno divise tra società, squadra e allenatore. Ora servono equilibrio, identità e soprattutto risultati per un Catanzaro chiamato a ritrovare se stesso per poter raggiungere l’obiettivo salvezza.
UN GRUPPO CHIAMATO A RITROVARSI
A preoccupare maggiormente in casa Catanzaro sono la mancanza di carattere, personalità e un’evidente fragilità mentale. In campo la squadra appare costantemente in balia degli eventi, del tutto incapace di reazione di fronte alle avversità e frenata dalla paura di sbagliare — un timore paralizzante che finisce puntualmente per propiziare i soliti grossolani errori. A confermare che il gruppo non è ancora coeso c’è anche il visibile nervosismo mostrato dagli stessi protagonisti sul terreno di gioco. Ma a far più male in questo momento è la sensazione di smarrimento generale: una squadra così priva di anima e irriconoscibile non si vedeva da tempo.
REAZIONE
In casa Catanzaro ci si aspettava un’annata complessa — come ribadito più volte dal ds Ciro Polito nei suoi interventi in conferenza post-mercato e dopo il tracollo con il Mantova — specie all’indomani del grande sogno promozione in Serie A sfiorato la scorsa stagione. Lo racconta la storia della Serie B, campionato da sempre imprevedibile. La rivoluzione estiva, le questioni legate allo stadio e il ritardo sulla scelta in panchina hanno complicato il quadro, ma le scusanti non bastano più. Una prova di carattere sarà fondamentale nella prossima sfida a Verona: non solo per definire il futuro di Giorgio Gorgone, ma per una tifoseria che anche al “Bentegodi” farà sentire il proprio calore. Spetta alla squadra dare le dovute risposte: la situazione è critica e servono segnali concreti per invertire la rotta.


