Catanzaro, quando il possesso palla non è sinonimo di risultati

Le principali difficoltà di questo avvio riguardano la fase offensiva. Il gruppo giallorosso è ancora alla ricerca di una sua chiara identità

Avere il predominio territoriale del gioco può essere spesso controproducente in un campionato come quello di Serie B che tende a premiare coloro che propongono un calcio pratico e basato al sodo. Lo sa bene il Catanzaro di Alberto Aquilani che non è riuscito in questo avvio di campionato ad abbinare dei buoni risultati al tiki taka. A questo punto della stagione, le Aquile – che assieme allo Spezia sono ancora alla ricerca della prima vittoria dopo sette giornate – dominano la cadetteria per quanto riguarda il possesso palla con una percentuale del 62,16%. A seguire i giallorossi ci sono il Mantova (60,43%) addirittura penultimo e il Venezia (58,15%) quarto. Due squadre con classifiche diverse che confermano come tenere il pallino del gioco non basti per raccogliere punti: ad esempio nei bassifondi troviamo Bari e Pescara, allenati dagli ex Caserta e Vivarini, che fanno del possesso palla un principio fondamentale e stanno stentando.

Le difficoltà maggiori di questo inizio di campionato delle Aquile derivano proprio dalla fase di possesso palla. Alla base della filosofia di Alberto Aquilani ci sono gli stessi principi di gioco che negli ultimi anni hanno contraddistinto il Catanzaro regalando grandi soddisfazioni a tutto il popolo giallorosso. Ma quest’anno non stanno arrivando i risultati desiderati con i giallorossi che stanno mostrando limiti notevoli in zona offensiva con una sterilità e una scarsa incisività negli ultimi trenta metri che sta facendo riflettere nonostante l’abbondanza nel reparto d’attacco. Un giro palla prevedibile – perlopiù in zone di campo tutt’altro che pericolose (nessuno in B ha accumulato più passaggio nel terzo di campo difensivo) – che frutta poche vere occasioni contro le avversarie che si difendono sotto la linea del pallone e che spesso per via di errori si rivela un boomerang esponendo la squadra a ripartenze letali. È il sintomo di un gruppo ancora alla ricerca di una sua identità come confermano anche alcune scelte tattiche del tecnico romano. Da lavorare sotto questo aspetto c’è molto e la sosta può essere arrivata al momento giusto. Tuttavia, la classifica costringe Iemmello e compagni a sbloccarsi in fretta. Perchè la tanto agognata svolta nei risultati passerà inevitabilmente dalla pericolosità offensiva.

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Nazzareno Chiaravalloti
Nazzareno Chiaravalloti
5 mesi fa

Quest’anno rischiamo di brutto e nessuno protesta o commenta .. niente .. tutti tacciono .. roba da matti ..

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