La tanto attesa reazione d’orgoglio, invocata dalla società e quantomai necessaria dopo il nefasto pomeriggio del “Ceravolo” contro il Mantova, è arrivata sul campo dell’Hellas Verona. La trasferta del “Bentegodi” è stata veramente dura per il Catanzaro, specialmente nei primi 60′, ma sul piano del carattere e dello spirito di sacrificio la risposta non è mancata. I limiti restano evidenti, eppure, in un momento così delicato, il primo punto esterno stagionale contro un avversario di questo calibro vale ossigeno puro.
SPIRITO
In una fase in cui la manovra stenta a decollare, diventano imprescindibili tante altre componenti. Sono state grinta, cattiveria agonistica, abnegazione e la voglia di lottare su ogni pallone a premiare Iemmello e compagni che, con tutte le proprie lacune, al “Bentegodi” hanno messo in campo tutto quello che avevano. I segnali incoraggianti sono arrivati dalla compattezza di squadra mostrata soprattutto nella ripresa e dalla capacità di incassare il sorpasso scaligero senza sfaldarsi. Grazie a un pizzico di buona sorte e l’episodio del calcio di rigore procurato e trasformato con freddezza da Pecorino, il Catanzaro ha così riacciuffato una gara estremamente complessa, lanciando un messaggio chiaro per tirare il fiato dopo una settimana pesante.
FRAGILITÀ DIFENSIVA
Non mancano gli aspetti sui quali lavorare. Le distanze tra i reparti sono parse spesso ampie e le marcature in area fin troppo permissive, un difetto già emerso in questo scorcio di stagione. Il Catanzaro è così andato in grande difficoltà di fronte a un Hellas Verona capace, con un pressing asfissiante, di schiacciarlo nella propria metà campo. A preoccupare maggiormente, però, è la costante delle amnesie sui calci piazzati: la seconda rete incassata al “Bentegodi” è il sesto gol stagionale (su quattordici totali) subito da palla inattiva. Un problema al quale porre rimedio, alzando la soglia d’attenzione e della concentrazione per evitare ancora svarioni in grado di vanificare ogni sforzo.
LA TANTO ATTESA SVOLTA
La prova di Verona offre indicazioni chiare per il prosieguo del campionato. Gorgone ha dimostrato di avere in mano lo spogliatoio: con la panchina in bilico non ha esitato a compiere scelte forti, come la sostituzione di capitan Iemmello, venendo ripagato dall’atteggiamento dei subentrati. Restano ancora le difficoltà in fase di non possesso e una manovra che fatica a trovare fluidità, zavorrata anche dalla tensione che è sembrata evidente nel finale, quando la superiorità numerica avrebbe imposto maggiore coraggio. La mole di lavoro resta imponente, ma al “Bentegodi” si è vista una squadra viva, capace di restare aggrappata al risultato con le unghie e con i denti. Un primo, fondamentale tassello da cui ripartire per scolpire un’identità precisa e far finalmente decollare la stagione del Catanzaro.



Non credevo si sarebbe mai arrivati a scrivere un articolo così….e invece non c’è mai limite…
Avete visto la ferocia in una squadra che ha subito per 90 minuti dove nei primi 45 non è uscita dalla propria metà campo.
È STATA LA STESSA PORCHERIA DI PARTITA DI TUTTE LE ALTRE!! L’UNICA DIFFERENZA L’HA FATTA LA FORTUNA NEL NON AVER INCASSATO UN GOL IN PIÙ
Parliamo proprio di sport diversi. Comunque, se credete che questi articoli possano fare bene alla squadra continuate a scriverli. Ma almeno bloccate i commenti.
Evidentemente ho sbagliato a sintonizzarmi e ho visto una partita diversa. Boh.
Si, ha sostituito Iemmello ma con 70 minuti di ritardo, anche questa volta come già successo altre volte, abbiamo giocato in 10, fermo restando che la squadra è scarsa a prescindere